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L'Ombra del Gelo

L'Ombra di Herebus

Herebus

Voce 1

"Herebus attende, nel suo pozzo senza fine.
Culmine d'ogni esistenza, silente agonia d'ogni anima, attesa del tempo del giudizio.
Erebo esiste nel riflesso del Vespro, specchio grigio di tutti i regni, terra di confine tra i Mondi Spirituali, Elementali, Infernali e Celesti.
Essa attende inesorabile poiché tutto ciò che vive gli deve dazio nel giorno della morte!⁠"

Da 'Herebus la Prima Maledetta' dell'Arcinegromante Urshanabi il Traghettatore

CREDIT:Antonino Galimi

I tre spiriti

Voce 2

La penombra avvolgeva costantemente la sala: non vi era una fonte di luce unica, ma un irradiarsi di tenue grigiore. Vide avvicinarsi uno spirito, ma... non era un Vagante, una di quelle anime che camminano per Erebo senza sosta, attendendo la chiamata dal Pozzo del Destino. I lineamenti erano ben definiti, il passo non era incerto ne dinoccolante. Quando fu a pochi metri da lui, la riconobbe, il suo volto era inconfondibile, tatuato nei suoi pochi ricordi, ma non poteva non essere lei. Era stata sacrificata e le anime che subiscono quel destino divengono karma e si consumano in onore delle entità a cui vengono dedicate. Non passano da Erebo, né raggiungono i Mondi Esterni dove abitano gli dei.

Si alzò con un unico nervoso gesto, mentre lei si avvicinava, e cercò di accarezzarne il volto scivolando con le dita attraverso la sua figura. Mormorò il suo nome come non faceva da troppi anni, ma non discesero lacrime, che purtroppo da troppo tempo aveva consumate. La figura iniziò a parlare, riconobbe la voce e fece due passi dietro per crollare sullo scranno:

"Un tempo La felicità era semplice e di poche cosa avevi bisogno. La tua famiglia ti amava, gli dei erano stati generosi ed avevi degli amici fedeli e sinceri. Questo è il passato, un passato che non può tornare poiché alcuni speravano solo che la tua felicità si infrangesse. L'invidia delle genti è forte e potente, il loro odio immotivato infinito e tu trovasti la santità attraverso la tua vendetta. Tutto il dolore t'insegnò come comprendere quanto questo mondo fosse corrotto. Non posso dirti altro. Non voglio dirti altro. Qualcun altro verrà e ti parlerà ancora."

Detto questo, lo spirito scomparve nel nulla come se mai egli fosse realmente esistito. Lui si lasciò scivolare leggermente con la schiena e senza una ragione si addormentò. Si risvegliò all'improvviso, come se fosse stato sempre pronto e dalle grandi porte irruppe una figura. Aveva un grosso spadone in mano, l'elmo che gli celava il volto, e una tunica con le sue stesse insegne, ma di color pece. Si alzò dal suo trono estraendo lo spadone che era appoggiato al fianco di esso e lo alzò verso l'altro facendo pochi passi e ponendosi in posizione di difesa. La figura con l'elmo nero arrivò a poca distanza e puntandogli contro l'arma con entrambe le mani gli disse:

"Oggi è un tempo oscuro e crudele. Malvagio tempo di tradimenti e di falsi fratelli, tempo di imperi crudeli e di insorti corrotti come una fogna talmuniana. Non vi è una sola verità, ma sicuramente non vi è più giustizia. I mali del mondo sono sulle tue spalle e il tuo dolore riverbera in tutto il Cronoverso. Ciò che hai compiuto è stato spesso dimenticato, molti di coloro che chiamavi fratelli sono caduti ed ora cavalcano al mio fianco. Questo è il tuo presente ed ora non sei altro che una reliquia di un antico e glorioso passato, che attende solo che la polvere lo copra completamente affinché tutti lo dimentichino."

Il cavaliere nero piantò il suo spadone a terra con immane potenza e il salone vibrò, dopodiché scomparve.
Passò un lasso di tempo indefinito, forse un attimo o forse diversi anni, ed apparve un terzo spirito. Era statuario, coperto da una tunica in stile romano, emanava un'energia superiore e il suo volto aveva il sorriso della pace.
Egli era ancora seduto, sapeva che anche questo spirito gli avrebbe parlato e attese.

"Un giorno ci incontreremo e si compirà il mio destino e tu comprenderai chi sei realmente. Io sono l'ultimo della mia Stirpe. Sono l'ultimo che tu hai affrontato. Sono stato l'ultimo che è caduto. Hai distrutto tutto ciò che avevi giurato di salvare, condannando tutti i Mondi alla fine. Non vi sarà mai pace per te. Non vi sarà mai fine alla tua maledizione e se un giorno troverai questa pace, questa pace avrà un prezzo troppo alto da pagare."

Il terzo spirito scomparve ed egli si alzò, pochi passi tenendo lo sguardo verso la vetrata di cui portava il simbolo. I suoi pensieri erano stanchi, stanchi da molti anni, mentre il suo cuore no. Il suo cuore era indomito per ogni battaglia, ogni guerra che aveva combattuto, anche le più dolorose, anche quelle in cui solo la sconfitta era certa, era stato guidato dalla fede e dalla passione e da un destino immutabile, una cieca maledizione. Aveva visto cadere molti, ma molti di più ne aveva visto unirsi alle sue fila. Molti fratelli aveva perso, ma molti di più avevano combattuto insieme a lui e la gloria della battaglia insieme li aveva segnati nell'anima profondamente.

Ma solo in questo luogo aveva raggiunto una sorta di pace. In questo luogo di anime erranti, rimorsi e vane speranze.
Il suo passato era una condanna di indelebili memorie, il suo presente doloroso come la morte di un fratello e il suo futuro abominevole, feroce... forse ineluttabile. Ma neanche da esso sarebbe fuggito.
Egli, non era mai fuggito innanzi a nulla.

CREDIT:Antonino Galimi
Liberamente ispirato da: A Christmas Carol di Charles Dickens

Il Teschio

Voce 3

Il "Teschio" è una misteriosa figura che cammina per Erebo cercando i grandi eroi morti senza pace. Esso sembra portare le insegne di Zemargard ed alla nera Lilith consegna gli spiriti degli antichi eroi, affinché divengano suoi oscuri paladini. Infatti, si narra, che egli fosse un grande generale caduto durante l'Apocalisse degli Eroi della Terza Epoca, quando gli dei non potevano più comunicare con i mortali per oscure cause generate dall'Eresiarca. Essendo i Mondi Esterni chiusi da blasfemi rituali, tutti coloro che cessavano la loro terrena esistenza, rimanevano bloccati nel Limbo, dando così la possibilità ai negromanti più potenti, di rapire le loro anime.

Così fece Urshanabi con il fiero spirito di colui che ora è chiamato semplicemente il "Teschio". Facendolo divenire il generale supremo delle armate dell'Hydrae, l'esercito non morto di Lilith.

Segregato ad Erebo anni addietro, ora esso cerca incessantemente eroi per la sua Nera Signora, costringendoli a servirla per l'eternità. Se incontri il "Teschio" o cedi alle lusinghe di Zemargard o divieni cibo per i suoi Crani Incatenati, le folli anime di chi non ha voluto cedere volontariamente ed è divenuto uno spettro dannato per l'eternita.

CREDIT:Antonino Galimi

La Torre degli Spiriti Eternamente Afflitti

Voce 4

La “Torre degli Spiriti Eternamente Afflitti”, trae energia dalla stessa Erebo, consumando le Anime Erranti che lì attendono la 'Chiamata'. Fu Urshanabi a costruirla nello svolgersi dei millenni, o che semplicemente abbia usato le antichissime rovine di un sepolcro divino su cui ricostruirla, usando le stesse anime come materiali. Apprese da un leggendario libro nero i rituali e le tecniche per compiere questo prodigio ed ora la torre è uno dei pochi luoghi di potere ad essere aperto sia sul Limbo che sul Primo Mondo, ma solo il Traghettatore ne può aprire le porte e forse non più nemmeno lui.

La sua forma è cangiante, come quella di tutti gli edifici e le strade di Erebo, ma la sua vicinanza si palesa da una molitudine di voci che maledicono costantemente l'ArciNegromante. Probabilmente quest'ultimo avrebbe il potere di farle tacere, ma trae gioia dal loro eterno dolore.

Si crede che Urshanabi nasconda al suo interno l'essenza della sua esistenza, dati gli innumerevoli tentativi, sempre falliti, di distruggerlo. Nella sua esistenza terrena egli fu impiccato, squartato, bruciato, seppellito vivo, disintegrato, esorcizzato, diviso dalla sua anima imprigionata poi in un canopo, ma tutte le volte riuscì a ritornare. Il segreto della sua eternità è sicuramente celato nella torre o in quello che si nasconde sotto di essa.

Dalle "Testimonianze Sirifoniche del Mondo Etereo" di Anton Yuri Kroyd, Inquisitore Teurgo della Congregazione dei Cacciatori di Spettri.

CREDIT:Antonino Galimi

Le Porte di Herebus

Voce 5

Le Porte che si aprono su Herebus sono diverse e misteriose. Alcune appaiono nei giorni di nebbia, confondendosi nelle notti più cupe, e da esse fuoriesce Caronte con i suoi Obolos, alla sempiterna ricerca di vivi e non morti senza riposo, per riportare l'equilibrio nel Creato. Si dice che grevi suoni di campana anticipino l'arrivo delle nebbie grigie e ogni creatura vivente senta un freddo innaturale. Vi sono diversi modi per cadere nella Città Grigia ed ivi divenire un'anima errante, ma sono misconosciuti i cancelli da cui uscirne, nessun vivente, ingenerato o non morto senziente può resistere più di sette ore in Erebo senza poi divenire un errante senza coscienza, in attesa della 'Chiamata' verso il Pozzo del Destino.

Nel Monastero degli Infiniti Misteri di Babilonia, vi è una delle poche porte conosciute, insieme a quella del Quartiere dei Sudari, verso la Città dei Giudizi, la Grigia Erebo. Storie che si raccontano nelle taverne a walpurgersnacht, parlano degli spiriti confusi fuggiti dai Cancelli Eterici e che essi infestino il Monastero alla ricerca di viventi a cui rubare la vita. Storie che spaventano solo i bambini e i superstiziosi.

CREDIT:Antonino Galimi

Kerberos

Voce 6

Camminava ininterrottamente da ore, credeva... la nebbia grigia e spessa non gli permetteva di vedere a oltre un palmo e non ricordava come fosse arrivata in questo luogo. Tutto era grigio, spento, irreale. Gli sembrava di aver visto figure camminare a testa bassa, lentamente, con strani copricapi. Ma la sua corsa non gli aveva permesso di fermarsi. Il cuore gli pulsava e un velo di strana brina gli imperlava il viso e il collo. Ogni volta che si fermava sentiva un freddo gelido avvolgerla. I palazzi sembravano tutti uguali, di color antracite e senza porte ne finestre. Tranne alcuni che avevano l'apparenza di loculi con scolpiti all'interno mobili e suppellettili come se fossero normali abitazioni, ma cristallizzate nella grigia pietra.

"Che freddo... che stanchezza... l'apatia che mi schiaccia... non riesco a fare un altro passo."

La ragazza si lasciò cadere a terra, il pavimento era ancora più gelido.
Fece una smorfia.
Si guardò intorno stringendo gli occhi.
Nella nebbia si avvicinava qualcuno.
La sua pelle squamata s'irrigidì, reazione naturale alla paura degli slysheer, il popolo serpente, è cercò di focalizzare l'apparizione. Sembrava un grosso umanoide dalla testa lupina.
Si alzò di scatto, iniziando a correre dalla parte opposta, usando le sue ultime vacue forze.
Un ululato terrificante fermò il tempo, già rarefatto in questo assurdo luogo, e la creatura apparve dal nulla innanzi alla donna serpente.

"Sei condannata!" Ringhiò, mentre colate di bava nerastra gli scendevano dalle zanne.
"Questa è Erebo la Grigia. Qui nessuno entra e nessuno esce senza che i Kerberos non lo sentano, e la tua puzza di vivente aleggia come un bianco cancro in queste strade!"
La ragazza cercava di muoversi, ma gli arti gli sembravano incatenati, mentre ogni parola gli moriva stretta nella gola, ad ogni passo che il Kerberos muoveva verso di lei.

CREDIT:Antonino Galimi

Oboli e Rimorsi

Voce 7

Gli oboli erano l'antichissima moneta del continente di Hetricus durante la Prima Epoca. Il nome degli Obolos, le ombre di Caronte, deriva probabilmente dalle monete con cui venivano pagati quest'ultimi quando erano al servizio del re di Herebus. Questi oggetti sono tra le poche cose semifisiche che si possono trovare nel Limbo, insieme agli Artefatti Sirifonici, oggetti distrutti nel Primo Mondo, ma che hanno raccolto, nella loro esistenza, un livello altissimo di energie sincretiche, che hanno donato loro una sorta di anima. La mitica e perduta "Lama delle Sette Virtù", si crede si possa trovare in questo luogo, poiché si pensa andata distrutta misteriosamente. Ma anche la "Maschera di Eptra" della regina Nux o l'incredibile "Macchina Tecnomaterica" di Brnn e la meravigliosa "Staffa Incatenanexus" del Magus, disintegrata durante l'Epoca della Creazione grazie alla "Sfera degli Unici Dei" anch'essa perduta nei meandri di Herebus.

Le Anime Erranti della Città Grigia non hanno coscienza, il loro passo è lento, inarrestabile e casuale. Ma per non si sa quale motivo, esse interagiscono se pagate con oboli, rispondendo a una domanda o compiendo un azione richiesta dopo che gli viene consegnata l'antica moneta. Si potrebbe pensare che queste abbiano dei collegamenti ai Rimorsi usati dagli spettri.

I Rimorsi, sono la moneta di scambio del Quartiere dei Sudari. Una moltitudine di spettri che rimpiangono la loro esistenza terrena, il poter toccare, sentire, assaporare ciò che un tempo lontano era la vera esistenza, la Concretezza. Ogni azione, oggetto, servigio, si paga con un Rimorso, una sorta di donazione verso il Sudario che potrà riversare sul mortale o sulla creatura Concreta un suo desiderio, un'appagamento mancato e desiderato. Alcune volte il Rimorso è semplicemente l'assaporare per un attimo il respiro o il calore del sole, altre volte può essere una vendetta o un voler provare una sensazione reale... anche il dolore o il morire ancora. I Sudari sono creature aliene al Primo Mondo, testimoni del Limbo, dell'inquietudine del 'Mare del Rammarico', naufraghi tra i "Mondi d'Ombra" e i "Regni delle Macerie". Essi hanno molti doni, che definiscono Malesorti ed ognuno di essi, ha un prezzo enorme da pagare...

Dalle "Testimonianze Sirifoniche del Mondo Etereo" di Anton Yuri Kroyd, Inquisitore Teurgo della Congregazione dei Cacciatori di Spettri.

CREDIT:Antonino Galimi

Orpheus

Voce 8

Un tempo il suo canto inebriava mortali e divinità, ed il suo aspetto era un dono del Creato. L'amore lo condusse nel Limbo ed ivi lo condannò.

Le Anime Erranti ascoltano ancora le sue parole e nessuno osa fargli del male, tranne i bestiali Kerberos che ogni giorno sbranano le sue carni per rivederlo riapparire in Erebo dal nulla, immemore del suo dolore, unico dono che Caronte gli fece quando lo incatenò al Limbo.

Orpheus vaga da millenni tra le grigie strade, vivente e non vivente, savio e pazzo, prigioniero e carceriere.

Eternamente alla ricerca di oboli per poter così "ricomprare" la sua coscienza e liberarsi dai Rimorsi, egli conosce le storie del Mondo del Vespro e dell'epoche vissute nel Primo Mondo. Egli conosce i primi segreti della magniloquenza e fu allievo del primo Cantastorie mai esistito, ma il suo canto è spezzato per sempre, anche se la sua voce mantiene il Potere della Parola ed il suo sussurro porta pace ove si trovi il tormento, forse per questo il Re di Erebo lo tiene a se, per portargli conforto in un'infinita esistenza di morte e solitudine.

Orpheus è quivi un'Anima Concreta, un unicum nel Cronoverso ed il suo rammarico sembra non aver pace, ma non nel Limbo si può raggiungere tale stato, poiché non vi è fine all'attesa della "Chiamata" per colui che non può ascendere ai Mondi Superiori.

'Canto del dolore dei Mondi caduti
Che greve pesa sui cuori perduti,
Canto della pace mai giunta agli afflitti
Per coloro che vivono invitti,
Canto per il Re Vetusto adirato
Per sopirlo da ogni peccato,
Canto il mio unico pianto infinito
Per l'amor mio per sempre nell'Ombre svanito...'

CREDIT:Antonino Galimi

Le Parcae

Voce 9

Dal Pozzo del Destino, chi possiede la vista trascendentale, può vedere un dipanarsi di filamenti che salgono e si perdono in tutte le direzioni. Ogni filo rappresenta un'esistenza e su quei filamenti le Parcae tessono i destini.
Esse esistono invisibili mei più segreti meandri del Limbus. I loro nomi sono Clòto, Làchesi e Àtropo e presiedono al destino di ogni essere del Creato, anche degli stessi dei.

La prima fila il filo dell'esistenza; la seconda segna il destino di ogni creatura; e la terza, l'inesorabile, taglia il filo quando il Fato lo decide.

Esse esistono dall'alba dei tempi, ataviche divinità neutrali, ancelle di Ysgadrill, testimoni indifferenti del Tempo e del nascere e morire di ogni impero.
Mute e silenti, creano, tessono e tagliano incessantemente ogni filamento esistenziale. Ignote divinità primordiali precedenti persino agli Unici Dei, che le pregarono inutilmente il giorno della loro caduta.
Furono persino rapite e imprigionate da un essere votato al Vuoto, ma troppi misteri aleggiano intorno a questa leggenda.

A volte i mortali riescono ad ingraziarsele, alcuni anche ad ingannarle.
Esiste un modo per imbrogliarle... a scapito di un altre esistenze, naturalmente. Ma questo è un segreto che solo gli immortali conoscono...

"Sic volvere Parcas"

Dalle "Testimonianze Sirifoniche del Mondo Etereo" di Anton Yuri Kroyd, Inquisitore Teurgo della Congregazione dei Cacciatori di Spettri.

CREDIT:Antonino Galimi

Il Nekromanteion

Voce 10

Il Nekromanteion, l'Oracolo della morte, è un luogo di passaggio verso il Limbus. L'unico realmente stabile sul Primo Mondo. Esso è formato da un intricato labirinto che porta alla Camera dei Morti, dove vi è la vera e propria Porta dei Morti che da su Herebus. Gli odori che imperversano in esso sono nauseabondi e il necroplasma invade spesso i corridoi, lasciando il viscido liquame tipico dei luoghi infestati. I lamenti delle anime sono continui e possono portare alla follia le menti più deboli che sentono in quelle grida le voci dei parenti ed amici morti che li chiamano a loro.

Nessuno conosce l'ubicazione del Nekromanteion, protetto da monaci guardiani muti devoti alla Morte e da daemoni Ammit pronti a divorare chiunque non sia degno del rito dello Psicostasia e i cui peccati pesino come catene di metallo aetherico.
Nel Libro Tibesh dei Morti Eterni, si spiegano i riti di purificazione da compiere nel Nekromanteion affinché il portale si apra e si possa comunicare o incontrare le anime erranti di Erebo. Necessitano sacrifici molto preziosi, il saper rispondere a delle domande rituali, nutrendosi di frutti di origine mistica, i fajekuw, e conoscere delle specifiche preghiere atte a placare i daemoni della morte guardiani.

Un famoso Cacciatore di Tesori, Sorrh Dakaris, ne ha tracciato una mappa e scoperta la segreta ubicazione, ma nessuno sembra averci mai messo gli occhi sopra, ed egli stesso è scomparso anni addietro nel nulla. Il re Periandrus, signore di un'antica città dello Shasbet, volle che ne fosse costruita una copia per poter così incontrare la moglie morta. Questo portò il re alla follia che si perse nel labirinto e il suo stesso popolo impazzì e mandò in rovina la città che ancora oggi è abitata da folli e nichilisti. Urshanabi ne soggiogò i daemoni e lo usò numerose volte per giungere ed uscire dal Limbus. Madame Blavatsky riusciva a muoversi in esso attraverso il proprio corpo astrale, rischiando di essere divorata dai kerberos. Odisseus, dopo un vagabondaggio di anni, vi incontrò lo spirito del veggente cieco Tiresia che gli indicò la strada per tornare verso la sua perduta dimora. Un poeta di un mondo lontano lo usò, guidato dall'anima di Virgilius, per visitare i Mondi Esterni Oscuri e Luminosi.

CREDIT:Antonino Galimi

Al Templio di Babilonia

Voce 11

Erano anni che il Grande Templio di Babilonia oramai era un deserto di silenzio. Il numero dei templari era sempre più esiguo e molti venivano mandati in missioni segrete su lontani mondi del Protettorato.
Il Gran Maestro si vedeva sempre più di rado e Olek da tempo non assisteva ad una Cerimonia di Fratellanza dove i templari rinnovano i loro voti e bevono dal Sacro Calice.
La sua fede era incrollabile, la croce il suo destino immutabile. Nella sua lunga esistenza da ur-svartalf non aveva mai avuto il minimo dubbio sulla Missione, ma non comprendeva cosa stesse succedendo al Sacro Ordine.
Compì le sue preghiere ed uscì dalla sua cella. Lungo i corridoi di pietra nera non incontrò nessuno e giungendo nei pressi della Cappella Votiva a San Helarion, incontrò fratello Klaus, un Maestro Minore che serviva il Templio da almeno un secolo. S'inchinò e con piena voce intonò il "Non Nobis". Klaus rispose e lo fece alzare:

'Frater Cavaliere Olek, vedo nei tuoi occhi un fragile tentennamento, parla pure liberamente.'
Gli occhi del maestro erano bianchi e pure il pallore della pelle tradiva una vita passata oramai caduta sotto il giogo del tempo. Egli era un uriano come Olek, però trasceso ad uno stato caerubitico della realtà. Ma le pupille algide, che in molti fratelli rivelavano un mistero recondito, rendevano l'ur-svartalf nervoso.
Si fece forza e chiese: 'Frater Maestro... cosa sta accadendo?'

Klaus non mosse un muscolo e meccanicamente rispose:
'Vi è un disegno più grande di tutti noi. Un disegno di fede ineluttabile nella Grande Croce e in frater Gran Maestro. Un disegno iniziato millenni fa e di cui, forse, neanche noi vedremo il compimento. Ciò che accade non lederà mai il nostro Giuramento, ciò che siamo e ciò che difendiamo. Non temere nulla poiché sei nel giusto e giuste sono le tue azioni finché sarà saldo il tuo spirito!'

Il Maestro mise una mano sulla spalla di Olek mormorando il 'Non Nobis', per poi entrare a pregare nella Cappella, lasciando quest'ultimo solo nel corridoio, tra le ombre mobili delle torce mosse da un leggerissimo vento.

Il templare proseguì a passo spedito, rinforzato nel suo cuore, ma ancora titubante per tutto ciò che stava accadendo. Nella sua esistenza crociata mai il dubbio lo aveva adombrato e neanche ora lo toccava, ma percepiva qualcosa di misterioso che aleggiava in questi luoghi a lui familiari ed ora, a tratti, sinistri.
La croce era la sua fede e il Templio la sua guida. Qualunque cosa sarebbe accaduta, avrebbe prestato fedeltà al suo giuramento e portato alto il gonfalone del Gran Maestro. Egli era un templare, e lo sarebbe stato per sempre, poiché solo l'oblio può accogliere coloro che tradiscono la fratellanza sacra.

CREDIT:Antonino Galimi

Ettore

Voce 12

Ogni volta che il Traghettatore riversava il suo etereo carico di anime nella grigia Herebus, se non era impegnato con alcuni dei suoi esperimenti, Ettore era il primo ad correre incontro agli Erranti, vorace di conoscere ed apprendere le loro storie ed i loro segreti. Aveva visto arrivare in Herebus re, eroi, stregoni, maghi, guerrieri, poveracci e straccioni… ma le anime a cui agognava maggiormente erano quelle saggi, dei magi e degli stregoni. Le loro arti gli erano preziose e da loro cercava di apprendere quanto più gli era possibile ed utile ai suoi esperimenti.

Quante anime aveva visto nella sua vita passare per Herebus…? Un’infinità! Già, talmente tante che ormai volti e nomi iniziavano a confondersi nella sua mente… Lui era uno dei pochi viventi che viveva in Herebus, bloccato in una sorta di staticità temporale. I suoi esperimenti avevano spesso portato a risultati inaspettati, riuscendo a modificare ed alterale i piani temporali, aprendo varchi la dove nessuno pensava si potessero aprire… Le formule matematiche, le iperbole, le equazioni, i paradossi, le teorie di termodinamica, gli studi sull’energia nucleare… nozioni su nozioni, che andavano ad accumularsi e che ora si mischiavano alla magia ed alle arti arcane che aveva avuto modo di apprendere da quando era caduto in questo grigio luogo… Ma ora qualche cosa era cambiato! Il grigio aveva iniziato ad assumere un aspetto diverso… sfumature tenui di colori dimenticati ed ignoti… Forse Ettore aveva trovato la chiave! Forse poteva finalmente tornare a casa… Ma ancora un elemento gli mancava, gli sfuggiva… Ancora uno e poi la sperimentazione avrebbe potuto procedere spedita!

CREDIT:Gianfranco Monfardini

Lo Sgomento

Voce 13

I felini possiedono un dono atavico che li rende ostici alle possessioni spirituali e abili nel vedere le entità aetheriche.
Questa particolare abilità viene chiamata "Dono di Sekhmet" ed in alcuni non morti incorporei minori induce anche uno stato di terrore.

Da pochi anni si racconta infatti di una bizzarra creatura, tra lo spettrale e il Concreto, un uomo gatto con un arto di metallo aetherico. Legato al Limbo da un patto innominabile ma libero di muoversi tra il Vespro e il Primo Mondo. Si dice che Caronte se ne serva per scopi misterici e che esso stesso sia molto confuso sul suo reale stato.

Lo "Sgomento" è lo stato di perenne o parziale confusione che assale le Anime Erranti ed alcuni degli altri non morti. Questo gli dona uno stato confusionale tale da fargli confondere i ricordi, scordandoli ed a volte creandoli ex novo. Gli porta un profondo stato d'angoscia empatico che tendono a sviluppare anche su coloro che cercano di comunicare con loro. Unico rimedio per placarli è accogliere i loro 'Rimorsi' alfine di liberarli dallo Sgomento per pochi attimi. Il problema è che la natura di questi è spesso incognita e a volte letale. Accettare un Rimorso è come lasciar aperto un canale mistico tra se e ogni rimpianto o dolore dello spirito con cui si tratta, e non sono molti coloro che possono superare completamente indenni tale pericolosissima esperienza.

Anche l'offerta dei rarissimi oboli, l'antica moneta di Hetricus, può placare lo Sgomento, ma la loro rarità fuori dal Limbo è leggendaria.
Coloro che possiedono l'abilità speciale Medium, oltre il poter parlare con ogni spirito, possono anche accogliere il primo Rimorso che uno spitito gli dona, senza subirne nessuna conseguenza.

Dalle "Testimonianze Sirifoniche del Mondo Etereo" di Anton Yuri Kroyd, Inquisitore Teurgo della Congregazione dei Cacciatori di Spettri.

CREDIT:Antonino Galimi

Il Loto

Voce 14

Lo stridio delle catene trascinate poteva essere assordante,
non meno dei perenni lamenti di anime in tormento,
in attesa del giudizio o in lotta con sè stesse mentre la coscienza lentamente le sfuggiva…
Tra queste vi era una figura silenziosa, accovacciato in disparte nella posizione conosciuta come il Loto,
cantilenava qualcosa a bassa voce, o comunque con un tono troppo lieve per essere percepito tra i suoni che lo circondavano, le sue mani erano intrecciate davanti al petto in una strana posizione, nulla di ciò che lo circondava lo pareva tangere o turbare…

Le parole di un saggio dicono:

Chi si dedica allo studio ogni di' aggiunge,
chi pratica la Via ogni di'
toglie

In accordo con ciò egli stava semplicemente percorrendo la Via…
in fondo era già morto molto tempo prima di raggiungere quel luogo di desolazione.

CREDIT:Diego Ferraglia

Verso il Pozzo del Destino

Voce 15

La lunga fila delle Anime Erranti proseguiva senza sosta verso il Pozzo del Destino. I loro volti erano maschere grigie celate da veli funebri. Il loro passo lento e costante.
D'improvviso spettri abominevoli, neri come la malamorte, apparvero dal pavimento lastricato e con fulmineo gesto, artigliarono un'anima trascinandola con essi nel buio profondo.
Subitamente due Obolos giunsero sul luogo non trovando nulla se non il quieto grigiore di Erebo.

"Ancor rapiscono ciò che m'appartiene,
Luridi mastini di Colui che non ha speme.
Digrignan denti sull'anime mie erranti,
Diabolici servi, ombre pulsanti.
L'Herebus mio, culla d'equilibrio,
Distruggon pezzo a pezzo per farne ludibrio.
Di Colui che mai sazio pare,
Che come un nero mar tutto vuol divorare.
Obolos miei, kerberos, erranti,
Distruggete le sue fauci rutilanti.
Hetricus immortale che il Limbus governa,
Non cadrai mai sotto Colui che ha fame eterna."

CREDIT:Antonino Galimi

Gli Orfici

Voce 16

Gli Orfici sono una setta di studiosi e filosofi che credono nella reincarnazione dello spirito nella carne in un susseguirsi di cicli vita e morte. Credono nei sacrifici e nelle imolazioni, nell'abbandonare il corpo mortale nella certezza di un ritorno alla vita. Aberrano la non morte che interrompe questo ciclo di reincarnazioni e incitano all'ateismo poiché gli dei trascinano i loro fedeli nei Mondi Superiori, sottraendoli anch'essi al loro ciclo di ritorni infiniti.

Gli Orfici si ispirano ad Orpheus che ritornò dal Limbo per rinascere alla vita e sanno con dovuta certezza che ancora il sommo aedo attende di essere liberato dalla Grigia Erebo. Venerano questa figura mitologica quasi come fosse una divinità e in molti riescono attraverso un rito misterico, a giungere ad Erebo in pellegrinaggio dopo una morte rituale, per poi tornare alla vita dopo aver parlato col poeta. Naturalmente tutti i loro riti e usi sono celati in un assoluto segreto per i non iniziati al mistero Orfico. Ma si hanno prove sicure che essi abbiano trovato un modo per raggiungere una sorta l'immortalità, grazie al ciclo delle reincarnazioni guidate. Al giorno d'oggi la setta conta però pochi iniziati, questo dovuto al fatto che sono tacciati d'eresia e ricercati dai Divinatori e dai Templari e comunque odiati dai non morti.

Portano sempre con loro un anello con l'immagine di una dama pettinata all'ellenica ma con il volto da teschio e possiedono, si crede, abilità legate alla Magniloquenza ed al Potere della Parola.

Dalle "Testimonianze Sirifoniche del Mondo Etereo" di Anton Yuri Kroyd, Inquisitore Teurgo della Congregazione dei Cacciatori di Spettri.

CREDIT:Antonino Galimi

Fauci

Voce 17

"Questo regno di macerie è il centro sirifonico del Vespro. Avremo ragione dei suoi protettori e non dovremo più procurarci le anime come laidi ladri di bestiame."

Nel mentre delle fauci stavano trasportando qualcosa di piccolo ma dal grande potere.
"Miei ignavi servi, siate cauti. Ciò che portate ci donerà un potere assoluto su questi regni delle macerie.
Tutto il Suo potere cadrà e noi ne suggeremo la linfa.
Andate, portatelo dove dovete, nessuno potrà vederlo se non pochi.
Fatevi guardiani e dilaniate chi si avvicinerà ad esso!"
Le fauci scomparirono.

Egli si diresse verso una coppa sul tavolo, vi era dentro un liquido strano ed ectoplasmico che sembrava coscente e che soffrisse. La prese e ne bevve avidamente il contenuto. Assaporando il dolore dell'anima consumata.

CREDIT:Antonino Galimi

Epilogo 1

“Sono sette, sono belle,
Sono infide e sorelle…”

L’antica filastrocca era persa, sconosciuta ai più,
tuttavia nella sua mente riecheggiava limpida…

“Della prima il Bacio ti lascia senza fiato
Quando ti troverà infin sarai arrivato”

Così credevano di avere risolto il problema? Di averlo estromesso…
non si erano resi conto che solo lui poteva avere il controllo.

“La seconda è storpia ma abile nel gioco
Vincerà sempre, fa tu posta e loco”

Era debole, spossato, Erebo lo aveva consumato,
come si era creato da solo una volta avrebbe dovuto farlo nuovamente.

“Della terza il tocco ti fa sentir leggero
Di te rimarrà solamente il pensiero”

I suoi pensieri scorrevano rapidamente:
‘da dove iniziare…Malebolge? Fedele quanto sciocco.’

“La quarta è bruta e passionale
Di caratur violenta, non banale”

‘Di certo non avrò mano leggera,
l’Assemblea dei Possidenti di norma lascia le guerre ad altri,
per poterne ricavar maggior profitto, tuttavia…’

“Della quinta la lealtà certo non decanto
Alfin'è l'fine e non il mezzo che fò a vanto”

‘E’ finito il tempo dei pranzi di gala, delle opere letterarie, dei bei disegni e dei fini ricami.’

“La sesta ama le folle, star con la gente
In più si è e più il gioco è divertente”

‘Tutti pronti ad inchinarsi ora, a negar d’aver partecipato…’

“L'ultima per te un elisir ha preparato
Che non n'ha d'eguali sul fine palato”

Li avrebbe ripagati, ad ognuno la sua moneta: d’oro, d’argento oppure Nera.
Come sempre avrebbe fatto fede alla sua nomea di Munifico.

“Sono sette, sono belle,
Sono infide e sorelle.
Le coglierei ma non posso
Son le amanti del Re Rosso…”

CREDIT:Diego Ferraglia

Epilogo 2

"La pagherete cara, cane che non sei altro. Tu e quella maledetta Zemargardiana la pagherete per aver infangato il mio nome!".
Uscito da Herebus abbandonò l'ospite che accettò di riportarlo sul Primo Mondo, ma nonostante ora avesse una forma incorporea la sua ira e la sua sete di vendetta riecheggiavano intorno a lui.
"Devo arrivare dalle streghe del mare e farmi dare un nuovo corpo. Mary Read, lei sicuramente sa cosa fare. Solo a pensare che dovrò unire le forze a quei codardi degli altri Capitani mi fa girare lo stomaco, ma questa volta dovrò per forza".

Aveva visto la sua Legione cadere nelle mani di Fokkes essecondando Zemargard, la caduta di Acab ed il ritorno di Van Der Decken, mentre lui era immobile, imprigionato nel proprio corpo senza possibilità di reagire mentre chi ne prendeva il possesso lo avvicinava sempre di più ad una eterna fine. Oramai la permanenza ad Herebus lo aveva placato, assopendo ogni idea di vendetta, ma l'arrivo delle Libere Compagnie e la possibilità datagli, risvegliò la sua ira.
"Preparati Fokkes, una volta preso un nuovo corpo e riunito con gli altri Capitani, faremo in modo che la tua anima marcisca dove merita! Parola di Barbanera!".

CREDIT:Simone Bellengi

Epilogo 3

Imprigionato in quel posto dimenticato dagli Dei, Parsifal aveva perso se stesso e la fede che lo aveva guidato per tutta la vita.
Sentiva che tutto era perduto: il suo onore, la sua fiducia nel destino, la sua cerca…
Era perso in questo mare di disperazione, quando all’improvviso vide davanti a sé tre figure.
Percepì immediatamente il potente legame tra loro, ma tutto venne confermato dalle loro parole.

“Seguo il tuo stesso ordine, la mia vita è votata alla cerca dei graal”
Quindi la sua missione aveva dato vita ad un cavalierato, qualcuno che, come lui stesso aveva fatto, dedicava l’esistenza con piena devozione alla cerca.
“Sono perso, non sono degno” disse il giovane scudiero. Parsifal si chinò verso di lui, per quanto la sua condizione di prigioniero gli concedeva. “Non puoi rinunciare, quello che ti sta succedendo è solo una prova, un passaggio che gli Dei ti stanno sottoponendo per provare la tua fede. Continua a credere nel destino. Il tuo futuro è ancora da venire, giovane scudiero, non puoi lasciarti fermare, la tua missione è davanti a te”. Con tutto il coraggio degno del più onorevole dei cavalieri, il giovane scudiero accettò il suo destino, nonostante dovesse portare il fardello del dolore.

Parsifal sentì che se anche non fosse mai uscito da quella prigione, il suo destino era compiuto. Dovette fare appello a tutta la sua forza per non lasciar scorrere una lacrima di commozione sulle sue guance.
“Prenderemo noi il tuo posto in questa prigione, faremmo di tutto per liberarti” dissero i valenti cavalieri, ma Parsifal sapeva che questa non era un’opzione percorribile: il futuro della cerca era ora nelle loro mani.
Caparbiamente i cavalieri riuscirono a liberarlo, sacrificando molto di sé.

Quando Parsifal potè finalmente abbracciarli, sentì una forza ancora maggiore tra loro. “Percepisco la vicinanza di Avalonia, percepisco il richiamo dei miei vecchi fratelli”. Fu allora che gli raccontarono tutto: lo smarrimento di Arthwr, il loro coraggio per riportare Avalonia e il suo re agli antichi fasti, le spade che racchiudevano le anime dei suoi compagni ora nelle loro mani. Parsifal capì allora che poteva salvarli, condurli fuori da questo antro buio e freddo e permettere loro di proseguire la loro missione.

“Radunate le spade, voi ve ne andrete da qui, abbiate fede”. Una volta raccolte tutte le spade, Parsifal ebbe un brivido: al suo fianco combattevano i suoi vecchi fratelli, come se tutti questi secoli non fossero mai trascorsi.
“Ti porteremo con noi, io qui non ti lascio” disse il giovane cavaliere del graal. “Non posso, il vostro mondo non è più il mio posto, ma me ne vado sereno, sapendo che la cerca proseguirà, con voi coraggiosi amici. Ora preparatevi cavalieri. IN LINEA…PER AVALONIA…CARICA”

I loro compagni era sopraffatti dalle fauci, ma la carica le spazzò via e aprì la via per Avalonia, dove Arthwr, il suo ritrovato re, lo stava aspettando.
Con animo sereno, Parsifal ritrovò la sua casa.
“Rivedo i miei fratelli. Ho trovato nuovi fratelli.
La mia cerca è ora finita”

CREDIT:Alice Miglioli

Epilogo 4

- Per Aspera... Per Aspera... Per Aspera... - mai nessuna risposta al richiamo dei Guardiavia.
- Per Aspera... Per Aspera... Per Aspera... - le forze vengono prosciugate pian piano
- Per Aspera... Per Aspera... Per Aspera... - e gli occhi che iniziano a spegnersi pian piano
- Per Aspera... Per Aspera... Per Aspera... - Un ultima volta...
- ... ad Astra! - una voce remota flebile ma è solo una illusione
- Per Aspera...
- Ad Astra! ancora la voce maquesta volta più forte e più vicina

Aprii gli occhi e vidi una giovane, che mi guardava con apprensione.
- Chi sei?
- Sono Eirin, la Guardiavia! - con fierezza
- Cosa fai qui... non è posto per te questo
- La stavamo cercando. L'abbiamo cercata in ogni dove...
- Ma non posso uscire, il mio destino è segnato
- Cedo una parte di me e "Ti accetto"
allungando 2 oboli per spezzare il cirocolo

- Ora che sono libero posso tornare a Babilonia. Eirin la mia riconoscenza e la mia consocenza di tutti i posti che ho visitato in questi anni. Quando ti reincontrerò, e di questo ne son certo, ti addestrerò personalmente nella via che vorrai intraprendere. Per Aspera ad Astra, Eirin la Guardiavia.
Poi lo spirito e la coscienza condivisa in Eirin scomparve

CREDIT:Marzio Luccotti

Epilogo 5

Mentre la carica si schiantava nuovamente per liberare i suoi salvatori Morgause osservava, attraverso gli occhi del giovane cavaliere senza voce che già aveva incontrato in un sogno lontano.
Ricordò le sale piene di festa e di gioia alla corte del re, i suoi figli, il loro orgoglio da cavalieri, i loro stendardi alti nel cielo e le ballate che raccontavano le loro incredibili gesta.
E infine, ricordò l'ultimo dei suoi figli, il più amato, il più bisognoso della sua guida e del suo supporto.

"I tuoi nemici sono i miei nemici. Non lascerò che nessuno ti faccia più del male."
Appena il giovane cavaliere attraversò le porte di Herebus lei lo abbandonò. Spiegò le ali con la sua magia e si diresse finalmente a casa. Ad Avalonia. Dal suo re, suo figlio, Mordred.

CREDIT:Giulia di Lorenzo

Epilogo 6

"Un incontro inaspettato... avevo già sentito parlare di loro ma non pensavo fossero presenti menti così semplici... e stupide..."
Lanciò un obolo dalla mano facendolo rigirare più volte davanti a sè.
Con le anime ottenute da quegli stolti sarebbe riuscita a tornare nelle terre dei vivi.

"Bene, è il momento per una nuova scommessa. Chissà come mi accoglieranno una volta tornata << a casa>>".
Raccolse il pugnale e le pergamene abbandonate da tempo. Avrebbe dovuto scrivere un bel rapporto per ingraziarsi nuovamente quelli che comandano...
Che poi, le "Libere Compagnie" erano riuscite a scatenare un ulteriore guaio. O meglio, un'opportunità.

"Non conosco abbastanza il vecchio rospo ma sicuramente apprezzerà un avvertimento sui suoi potenziali... nemici... e su coloro che li hanno liberati."
Un ghigno si dipinse sulla sua faccia, soddifatto.
L'obolo cadde a terra con un tonfo, il sorriso al plumbeo cielo di Herebus, ma nessuno era lì per raccoglierlo.

CREDIT:Giulia di Lorenzo

Epilogo 7

Da quel involucro decisamente troppo debole per contenere la sua grandezza, ora ricordava, in parte, chi fosse.
“Dove siamo? Non mi sembra il Primo Mondo, non mi pare tu abbia mantenuto la parola data”
L’involucro mostrò un segno di tentennamento “E…era tutto previsto, ve lo giuro! Da qui potrà ricominciare la sua ascesa e riconquistare il posto che le appartiene di diritto”

Si guardò intorno: dolore e devastazione permeavano ogni cosa di quel luogo. Qualcosa gli ricordava queste terre...
“Dimmi, debole involucro, e come dovrei pensare che questo sia un luogo degno di me?”. L’involucro si strinse il collo con una mano e iniziò a stringere.
“Ma..ma mia somma, m…mia sola, voi non vedete le possibilità, una volta conquistati gli inferi potrete avere potere sulle anime dannate per l’eternità, e perché no, un esercito al vostro servizio”

Hela lasciò la presa e si fermò a riflettere. “Un esercito dici…Forse non sei un involucro così inutile come pensavo” In quel momento comparì un’ombra grigia al loro fianco, scarna, debole, non certo di prima scelta. Hela attraverso l'involucro, appoggiò una mano sul suo petto, là dove una volta c’era stato un cuore che batteva. Pronunciò parole incomprensibili e all’improvviso l’ombra fu inondata da un fumo nero. “Ti appartengo mia signora” disse immediatamente dopo. “Forse sono un po’ arrugginita, ma il tuo piano potrebbe funzionare, involucro”

CREDIT:Alice Miglioli

Epilogo 8

"Ti accetto" parole che suonano strane alle mie orecchie. Solitamente era il contrario che accadeva. Un tempo erano gli altri che chiedevano il mio potere ma l'opportunità di tornare sul Primo Mondo e lasciare questo posto che mi ha quasi esaurito, prosciugato e annebbiato è una opportunità che non posso farmi scappare.
Sono bastate tre parole per convincerlo "diventerai mio allievo" e lui è capitolato come tanti hanno fatto. Questa volta però era troppo importante e cedere un pezzo del mio potere è stato un prezzo accettabile.

Ora che sono fuori da qui, un nuovo corpo devo trovare, in grado di contenere l'essere un Prediletto. L'essere un allievo dell'Unico Maestro.
Inizierò dalla Sua Domus, poi il resto viene di conseguenza. Trovare gli altri allievi, quindi far ripartire il Tutto.
A te che mi hai trasportato al di qua, come promesso il Mio Dono e come hai visto non ti ho consumato come tutti gli altri... Quando vorrai capire qualcosa di più sai come contattarmi.

CREDIT:Marzio Luccotti

Epilogo 9

Ettore era ancora nelle segrete della rocca, intento ad incanalare la tremula luce di una candela attraverso le sfaccettature di un prisma per poi rifrangerla attraverso la sua macchina spettroscopica. Aveva donato la sua batteria atomica ad un uomo di sapere, un vivente, appena giunto in Herebus, stringendo con lui un accordo molto particolare, ed ora era riuscito ad alimentare la macchina con una piccola ed instabile batteria di scorta.

Improvvisamente la luce della candela si animò ed un ruggito assordante giunse alle sue orecchie, proveniente dai piani superiori della rocca. I riflessi e la rifrazione che si generarono da quest’inaspettato flusso energetico generato da qualche cosa che Ettore non aveva ne previsto ne capito, ma solo supposto, creò uno squarcio nello spazio-tempo.
“Qualcuno o qualche cosa ha appena aperto un portale molto molto molto potente nelle vicinanze! Forse qui nella rocca stessa! E tutta questa energia è stata ritrasmessa a questa fiamma che a sua volta ha influenzato i raggi della macchina spettroscopica…”
Ettore guardava esterrefatto il portale che ora si era generato nelle stanza sotterranea dove si trovava… Poco prima era riuscito ad aprire un portale verso Zemargard, ma ora, questo portale puntava verso un luogo a lui sconosciuto… ed ecco apparirgli degli edifici molto particolari e delle figure muoversi in essi…

“Interessante! Molto interessante…” Ettore non ci pensò su due volte, agguantò un vecchio prototipo di macchina spettroscopica che non usava da tempo immemore ed alcuni prismi. Infilò nella sua borsa dei libri di fisica ed attraversò il portale un attimo prima che l’onda energetica proveniente dai piani superiori della rocca si esaurisse e rendesse inutilizzabile anche i secondo portale.

CREDIT:Gianfranco Monfardini

Epilogo 10

Era una notte di Abshool, senza lune né stelle, il confine del Vespro, il Mondo degli Spiriti, era sottile e aguzzando lo sguardo nelle più buie tenebre si potevano intravedere le sagome degli spettri che cercavano di passare oltre le loro terre.
Erebo era nel caos. Le Fauci del Divoratore continuavano a deprederla, negando la giusta ascesa alle anime che Caronte doveva proteggere. L'ultimo difensore della Vera Morte, il Re Vetusto della Grigia Herebus.

Un'ombra informe, immensa, si nascondeva sotto la Città Grigia. Dalla sua massa antracite si sviluppavano esili tentacoli che si congiungevano alla schiena di una miriade di spettri sbavanti privi di una propria coscienza.
"Egli ha osato invadere e dettar legge nel mio dominio. Noi distruggeremo il suo e prenderemo possesso delle rovine. Serreremo il Pozzo del Destino. Nessun anima giungerà più nei Mondi Superiori e Inferiori. Un'infinito potere ci attende e non dovremo far nulla se non attendere! Gli déi stessi si piegheranno a noi senza più il karma delle anime fedeli e senza poter accrescere i loro eserciti di aelemental, daeva, chaerubin e daemoni.
Noi siamo il Divoratore e consumeremo ogni cosa per riplasmare i Mondi a nostra immagine! Chi poteva fermarci è stato giocato e presto il 'Baratro' inonderà ogni Mondo!"

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Babilonia, Templio della Nera Rinascita

Il circolo rituale era completo, il rito di Necroressurezione quasi terminato. Alti salivano i canti dei negromanti, tra le volute d'incenso sacro e i sacrifici d'offerte. Il caporitualista impose le sue mani sul cadavere appoggiato all'altare e gli ordinò:
"Risorgi! Torna nel Primo Mondo anima errante! Per il potere degli dèi e della Sacra Gilda, io te lo impongo!"
Il salmodiare si abbassò per poi salire con gli inni sacri affinché il Cancello della Morte si potesse aprire. Luci violacee inondarono il circolo e i sacerdoti consumarono ingenti quantità di karma affinché lo spirito potesse trovare la strada per il suo corpo, ma nulla accadde. Il portale si richiuse ed il corpo morto rimase immobile tra lo stupore dei sapienti attoniti...
A te che mi hai trasportato al di qua, come promesso il Mio Dono e come hai visto non ti ho consumato come tutti gli altri... Quando vorrai capire qualcosa di più sai come contattarmi.

CREDIT:Antonino Galimi