Home Eventi Babilonia Inumanesimo Mondo di Tenebra

L'Ombra del Gelo

L'Ombra del Gelo

Zemargard

Voce 1

Gli obelischi esplosero col suono di mille mondi infranti. Il potere in esso imprigionato fece sbalzare all'indietro di parecchi metri ogni creatura vi si trovasse vicino. Poi l'ombra di Zemargard vibrò e la Città Vivente fu scagliata lontano, senza più le sue ancore, e con essa tutti coloro che si trovavano nei pressi degli obelischi.

Intorno a loro la 'purpurea', la nebbia della Città dei Morti, il respiro della stessa, gli nascondeva i pavimenti lastricati delle strade, l'entrate degli antichissimi palazzi di un'architettura quasi aliena e oramai da epoche dimenticata. I viventi sentivano come se un artiglio gli stesse stringendo il cuore, mentre i non morti percepivano l'energia del nexus della Morte così potente da poterlo quasi toccare. Il gelo era padrone in questa landa. Un freddo innaturale la percorreva, così come il respiro del Nero Padre che fa sussultare i vampiri nelle notti della Rabbia Rossa.

Erano soli, lontani da ogni città conosciuta, per la prima volta in un territorio apertamente ostile all'impero.

Sapevano che era di vitale importanza sconfiggere Lilith, o perlomeno tornare a Babilonia sani e salvi per riferire tutto ciò che si era scoperto sui nemici.

Erano sicuramente arrivati in un quartiere periferico di Zemargard e dovevano arrivare alla piramide centrale che si stagliava davanti a loro in lontananza, con i suoi gradoni di pietra cremisi da cui colava il sangue dei sacrifici alla nera Angra Lilitu.

Plesse brillava alta in cielo. Le stelle si nascondevano alla vista e le loro anime si strinsero nel terrore di questo luogo, già maledetto nell'Epoca della Creazione.

CREDIT:Antonino Galimi

Zemarya la Mai Perduta

Voce 2

"Così è meravigliosa e funesta,
La bella Zemargard, lacoonica e mesta.
Nella sua eterna notte di sangue e capricci,
Ella t'avvinghia con sordidi intrecci.
Di stracci consunti son fatti i suoi arazzi,
Di pietra cadente i suoi contorti palazzi.
Purpuree le nebbie che avvolgono i cuori,
Così come l'icore dei nostri dolori.
Attende nel profondo la 'Mai Perduta',
Silenziosa come un blasfemo canto di posseduta.
Dalle sue Zigurath d'ossidiana languente,
Inascoltate sono le lodi al dio gemente.
Mentre riposa nel suo grembo infecondato,
Il diecimila volte maledetto dio bendato.
Zemarya fu sua prima e ultima casa,
Ora rapita e dalla sua maligna figlia invasa.
Questa è la 'Ritrovata', la 'Città Vivente',
Che del sangue si nutre e che offusca la mente.
Questa è la meraviglia di morte e decadenza,
Dove la nera regina danza e voi fate riverenza.
Questa è di Zemargard sovrana,
Che avrà il vostro amore mentre la carne vostra sbrana.
Questa è la 'Città dei Morti' antica come il male,
Dove esso risiede e con il suo ghigno brutale.
Questa è la fine di ogni vita,
Zemargard della morte unica favorita!"

Dal "Zemarya la Mai Perduta"
Autore sconosciuto, epoca sconosciuta


CREDIT:Antonino Galimi

I sei Guardiani del Creato

Voce 3

'I Sei Guardiani del Creato lo stavano fissando e lui li guardava ebbro del suo potere. Era Morte il quarto Cavaliere dell'Apocalisse nella sua armatura ossea, chiuso nel suo elmo di teschio e invigorito dalla decadenza che la fine dell'Epoca degli Eroi stava portando. Il suo tocco dava malamorte e dolore, la sua volontà la fine assoluta, non avrebbero avuto scampo. Egli lo sapeva e anch'essi lo sapevano.

All'improvviso i Sei scattarono tutti in direzioni diverse avvicinandosi alle pareti della Sala delle Ossa, quasi contigui alle colonne che la sorreggevano. Le colonne erano in realtà le ossa delle dita di un antico Dio morto da tempo immemore, mantenute da magie e incanti di pura energia elementale. Esso non comprese immediatamente ciò che i Guardiani volevano fare, ma quando accadde, era oramai troppo tardi. Impose le sue mani verso M'ra, onde di pura essenza necromantica scaturirono da esse, ma il nano non perse tempo e con il suo martello fatto da una radice stessa di Ysgadrill e la testa composta di Pietra Brn, schiantò un poderosissimo colpo contro la colonna più vicina. L'impatto fece eco ai colpi che Ilian, Harion, Aldraven, Wakon e Rann stavano infliggendo alle altre colonne con loro Eredità Elementali, le armi titaniche della Creazione.

Morte alzò le mani al cielo urlando maledizioni in tvdar-eretico mentre la sala gli crollava interamente addosso ed i Sei scomparivano dentro portali elementali apparsi sotto i loro piedi.

Ci vollero secoli prima che qualcuno riuscisse a liberarlo dalle macerie in cui era imprigionato. L'armatura di Morte gli fu tolta a causa di una sinistra invocazione che risvegliò la vera essenza del Cavaliere dell'Apocalisse.

Risorse con una rabbia incommensurabile quando oramai dei suoi nemici era rimasta solo la vaga leggenda e culti fanatici che ne adoravano il fioco ricordo.'

Dalle 'Cronache del Cronotecario: La Compagnia Senza Nome'

CREDIT:Antonino Galimi

Kwathil Jharr

Voce 4

Il centurione Kwathil Jharr era un reduce della Battaglia di Passocupo. Vittorioso ai Cancelli di Ukkgrud e sopravvissuto alla Grande Disfatta. L'ultima campale era stata devastante. Un'intera legione era andata perduta e lui ridotto quasi a brandelli.
Le ferite si erano rimarginate a fatica, nonostante le cure degli imbalsamatori, ma la ferita più pesante era nello spirito. Aveva visto cadere tutti i suoi fratres di legione e le armi che usava il nemico erano in grado di dare la Requie anche ai non morti, in modo che non potessero rialzarsi o tornare da Erebo. Neanche gli Alti Necriarchi imperiali avevano trovato ancora il modo di spezzare quella 'maledizione'.
L'Armata dei Morti, la gloria del Nero Impero, veniva trucidata in ogni angolo dello Shasbet. Per ogni vittoria vi erano almeno cinque sconfitte e molti dei corpi dei nemici vinti, non potevano essere rianimati per rimpinguare le file dei caduti, a causa dei Riti di Pacificazione che il Papa-Re compiva sui suoi eserciti.
I legati imperiali parlavano di vittorie militari incredibili. Effettivamente l'alleanza con Bytia e la salvezza di Ghoam avevano dato credito a queste voci, ma in molti altri territori la situazione era molto drammatica.
Per la Città dei Sogni si diceva che il Tribuno Kalimar Upyr stesse preparando una legione speciale di immorti col dono del sognare per poter attaccare attraverso le regioni oniriche i nemici di Babilonia.

Nella capitale ogni giorno veniva giustiziato un qualche nobile o possibili membri dei Dominor. L'Imperatore aveva obbligato ogni senatore ad avere un suo Praetoriano sempre con se per 'proteggerlo'. Persino gli Assolutisti si erano accorti di spettri spia che infestavano le loro case. Mors Ghota, mormoravano voci, era assiso sul trono da mesi senza mai lasciarlo. Chiuso nella Sala del Khorshad circondato solo dagli Apkallu e dai suoi guardiani.

Il Fronte Meccanico era inespugnabile.
Situato nei territori limitrofi alla città di Namesh, lungo le sponde del Mar dei Morti. Retto dalla Legio Concreta, presso Forte Quantum. Si erano compiuti almeno sei assalti di cui uno sfruttando la parte più esterma della stessa Marea dei Morti, ma la presenza confermata di Macchine Atomiche Neomech, aveva reso vano ogni attacco. Si era dimostrata una fortezza inespugnabile. D'altra parte non si era neanche espanso.

Il Fronte Bianco schierato nei limiti territoriali e d’influenza della città di Eluna, la città della Vita. Retto dalla Legio Immortis, presso Forte Mortis, era ancora più solido. Nessun non morto tornava dalla Linea Algida, un confine dove l'energia astrale della Vita era così potente da consumare la non morte in pochi secondi. Inoltre era pericoloso utilizzare troppi viventi in quella zona per rischio di diserzioni a favore di Eluna.

Il Fronte Cremisi: schierato innanzi alla città di Shutezar. Retto dalla Legio Ferris, presso Forte Zaltraka, era una delle zone di guerra più bizzarre. Nessun attacco diretto da parte del Re Ottone, Igor Voshtok il Re del Caos, da quasi un anno, ma la città era comunque inavvicinabile a causa dei Mastodonti del caos, gli orrori e i mutati senza controllo che imperversavano intorno alla cinta muraria di selenite cremesi.

Il Fronte Dannato: schierato nei territori limitrofi alle Libere Terre della Dannatio. Retto dalla Legio Irrealis, presso Forte Celato, non era un territorio negli interessi imperiali. L'importante era non far uscire quei folli, attenendo che la Consunzione, a causa delle radiazioni altissime, li uccidesse tutti. Ma era densamente popolata e i dannati erano nemici pericolosi, senza spirito di conservazione, pronti a morire per la gloria della Vitadopo promessagli dal Signore della Dannazione.

Il Fronte Bruciato: schierato innanzi alla città di Talmu. Retto dalla Legio Volcano, presso Forte Cenere, invece era stranamente la zona di guerra più tranquilla, anzi si mormorava che i legati stessero lavorando diplomaticamente in maniera eccellente per instaurare una sorta d'alleanza con l'Immortale Re Fabbro.

Il Fronte Errante : Impegnato alla ricerca della città di Zemargard ed in guerra contro l’armata dell’Hydra, Lilith e Urshanabi il Traghettatore. Tutte le Legioni non d'istanza in castrum sono adibite alla ricerca della Città Vivente. Essa come Eluna, i due lati opposti della medaglia, Vita e Morte, erano i principali motori degli Insorti. Ma nessuno in quasi quattro millenni era mai riuscito a conquistarla e chiunque l'abbia incontrata non è mai tornato...

Kwathil uscì dall'hospitale e fissò il cielo nero dello Shasbet, le costellazioni brillavano e nessuna luna era alta. Assaporò un unico momento di pace e ricordò i tempi lontani quando era ancora in vita, la sua famiglia ed i suoi figli. Tutti caduti durante la Guerra della Grande Eclisse. Forse se avesse potuto avrebbe pianto. Ma i morti corrono veloci e l'Impero Nero lo pretendeva al fronte. Raccolse la sacca da legionario, indossò l'elmo centuriale e proseguì a passo spedito per tornare alla sua guarnigione. Era un legionario e avrebbe combattuto per il Trono Ossidiano finché gli dei non lo avrebbero reclamato al Pozzo del Destino di Erebo.

CREDIT:Antonino Galimi

Kama

Voce 5

I Kama, i monaci del Sangue, alzavano alte lodi dalle piramidi di gradoni in direzione di Vikrama, nel centro della città. Convertivano i sacrifici in karma per nutrire la loro signora dalla fame infinita. Il loro uso della negromanzia, affinata nella Scuola Minore dell'Icoremanzia, gli permetteva di plasmare il loro sangue e di coloro che cadevano sotto i loro malefici, rendendoli nemici formidabili per ogni essere vivente.

Molti Kama appartengono alla stirpe dei vampiri, ma vi sono anche mortali asserviti alla nera Lilith che seguono la via del sangue monacale, poiché solo coloro in cui scorre icore possono utilizzare questo tipo di poteri.

Il Tala'i Kama è la guida religiosa del Monastero dell'Yshin Sanguigno dove le leggende narrano che i monaci raccolgano dentro una stanza segreta ed irraggiungibile le misteriose Gemme Cremisi, antiche eredità dell'Epoca della Creazione.

Il culto è una derivazione corrotta della Via Monacale Ian, già di per se il più malvagio degli ordini marzialisti monastici psichici, gli altri ordini sono gli Zen ed i Kam, che sono in pieno contrasto sia con gli Ian che con i suoi discendenti.

Molti sono i segreti che celano nei Sutra Samsara, le Preghiere del Dolore, la raccolta di invocazioni e tradizioni dei monaci Kama, come gli incantesimi segreti di Icoremanzia e dei poteri psichici.

Il loro fanatismo è assoluto, così come la devozione a Lilith per cui consumano ogni cosa, anche la loro stessa pelle, mostrando carne nera e bruciata, si crede a causa della vicinanza continua con le Gemme di Sangue.

CREDIT:Antonino Galimi

La Biblioteca di Han

Voce 6

La Biblioteca di An, posta nella piramide minore dell'omonimo quartiere della città di Zemargard, è un luogo popolato da vecchi e consunti vampiri della beith Trani. Completamente disinteressati alle mire politiche della Città Vivente, esistono solo per proteggere gli antichi tomi e le Gemme della Coscienza racchiuse nei luoghi più segreti della biblioteca. Probabilmente la mole di conoscenza che vi è racchiusa è seconda solo a quella della Torre della Celestiale Sapientia di Babilonia, con la particolarità che la biblioteca di An ha origine nell'Epoca della Creazione, ai tempi della Città Mitica di Zemarya.

Molti testi sono incomprensibili, scritti in alfabeto beither, un linguaggio antichissimo tramandato esclusivamente tra i più anziani membri delle stirpi vampiriche: anche per questo i loro scrittori hanno riportato le testimonianze dirette dei fatti, proprio nelle epoche in cui hanno vissuto. I tomi e le pergamene, in pelle non animale, inscritte con inchiostri a miscela speciale, hanno superato le ere e la loro fragilità è ben nota. I bibliotecari ne sono gelosissimi e difficilmente ne permettono la lettura, anche se vi sono diversi metodi per poter ottenere i loro favori.

Il problema rimane sempre il beither, una lingua troppo antica e sconosciuta ai non vampiri che può essere appunto letta solo dai figli di Lilith. Ma anche in questo caso ci sono leggende su potenti lich che sono riusciti a tradurla grazie a intricate malie e un buon numero di sacrifici.

Insieme al Quartiere di Aluk, dove vi è il Mercato dei Morti, sono i distretti, per così dire, più tranquilli di Zemargard. Qui la Beith Alukà non guarda chi o cosa sei, ma solo se puoi pagare le mercanzie con "Sangue Puro". Ogni cosa ha un prezzo ma la moneta è unica: una parte dell'essenza di un vivente o di un vampiro. Il "Sangue Puro" viene estratto spesso direttamente all'acquirente, che rimarrà debilitato per molto tempo, ma potrà così comprare le splendide mercanzie degli Alukà. Ci sono testimonianze di avidi compratori consumati completamente e trasformatisi in incoscienti gholi, pur di ottenere le meravigliose merci del Mercato dei Morti.

Dalle 'Cronache del Cronotecario: Zemarya la Mai Perduta'
CREDIT:Antonino Galimi

T'ulsasdjn

Voce 7

La tempesta di cenere non cessava il suo vorticante moto. I nomadi le chiamavano "t'ulsasdjn", scherzi dei djnn, poiché iniziavano come una brezza leggera per divenire cicloni di sabbia devastanti. La carovana si era fermata ed i capicarro avevano fatto schienare le bestie. Alcuni insettoidi da traino avevano già scavato le loro buche di sopravvivenza, forse più dettati dall'istinto che dagli ordini ricevuti. Tirarono fuori i teli di copertura e se li posizionarono sopra, mettendosi in posizione coricata usando i carri come protezione. La leggera cenere del deserto nero li avrebbe coperti, ma non tanto da bloccarli ne da soffocare.

La tormenta non durò, stranamente, molto, ma al termine di essa si alzò una leggera nebbia purpurea. I membri della carovana andarono in panico. Uscirono dai teli e videro il cielo nero, senza stelle. Nessuna delle lune brillava e intorno a loro, e dalle sabbie nere, uscivano rovine stagliate verso il cielo come mani di gigante morto putrefatto. Alcuni iniziarono a mormorare un nome che mai deve essere ripetuto, altri saltarono sui pochi animali non ancora fuggiti e iniziarono a galoppare come folli in direzioni casuali, pur di allontanarsi dal destino. Ghadir, un giovanissimo ashira alla sua prima esperienza di lungo viaggio, sbiancò per la paura.

Si alzarono voci armoniose e coloro dalla volontà più debole si incamminarono verso di esse, mentre ombre umanoidi ammantate di stracci si alzavano dalle sabbie. I loro occhi erano rossi come il sangue e le dita adunche che indicavano i viaggiatori, nere e marce come la morte.

I più coraggiosi estrassero le talwar, le piccole scimitarre tipiche dei nomadi, altri accesero nervosamente delle torce, i non morti carovanieri cercarono di allontanarsi dai vivi, sapevano che erano quest'ultimi le vittime designate, ma sapevano anche che li aspettava un'eternità di schiavitù se fossero stati sconfitti. Un giovane magio, i rozzi maghi non addestrati, krilll, uomo cavalletta, iniziò a decantare formule sgraziate e un anziana titiens, uomo camaleonte, vestito con abiti chiari, estrasse un rosario di semi di bakun salmodiando preghiere ai suoi dei.

Dal cielo, precedute dai loro fascinosi canti, scesero in picchiata delle arpie vampiro, per ghermire i deboli ottenebrati dalle loro malie. Le ombre iniziarono a correre nella direzione dei carovanieri con la schiena curva, aiutandosi con le mani, nella tipica posizione di aggressività dei gholi, una specie di ghoul generata da un vampiro quando consuma tutto il Sangue Puro da una vittima.

Il primo impatto fu uno stridore di metallo su carni marce e artigli. Il magio scaricò una fiammata color ocra sul gholi davanti a se, incenerendolo. I non morti che attaccarono la sacerdotessa videro le loro dita spezzarsi al contatto di essa che aveva preso la sostanza della pietra. I carovanieri combattevano invocando l'aiuto degli dei, come forsennati. Sapevano dalle storie dei vecchi, la fine che avrebbero fatto se fossero stati catturati vivi. Ghadir sferrò un'impacciato fendente e sentì gli artigli del gholi lacerargli l'addome. Cadde in ginocchio tenendosi il ventre e attendendo il colpo fatale, ma il non morto lo colpì potentemente al volto facendolo svenire.

Riaprì gli occhi, il dolore era attenuato. La stanza in cui era incatenato era di mattoni rossastri. Si trovava su di un altare di calda selenite rossa. Davanti a lui un sarcofago circondato da quattro statue consunte rappresentanti donne coperte da leggeri veli. Le luci erano fioche di candele rosse. Il sarcofago si aprì con uno stridore innaturale e vide un artiglio di dita marce e scheletriche appoggiarsi sul lato dall'interno di esso.

Ghadir iniziò ad urlare come mai aveva fatto nella sua breve ed effimera esistenza.

CREDIT:Antonino Galimi

Siner il Dimenticato

Voce 8

Siner il Dimenticato fu il più grande condottiero di Ghoam e un potente sacerdote della Morte. Sotto la sua guida le armate del Ghiaccio riscossero successi mai raggiunti prima, anche grazie alla sua Shaddakh: formata da altri sei sacerdoti guerrieri di valore incomparabile.

Egli difese Ghoam contro ogni nemico, ma quando Lilith all'apice del suo potere assediò la Città dei Ghiacci, il Generale delle Brine, Siner, gli si offrì come sacrificio insieme ai suoi pur di salvare la città, convertendosi alla fede della Regina Vampiro. Lilith accettò, lo vincolò a se e poi attaccò comunque Ghoam usando lo stesso Siner come guida delle sue armate. Hela, l'antica dea della Morte lo maledisse per la conversione e decretò che il sia il suo nome che quello dei suoi compagni fosse per sempre cancellato dalle pagine della storia, relegando le loro anime tra il Primo Mondo e il Sudario, divenendo così i "Dimenticati".

Per secoli essi si trascinarono come schiavi di Lilith nei regni mortali, finché Tad'Murah alla fine dell'Epoca dei Vili, aiutata dalla Fazione del Ghiaccio che cadde anch'essa sotto le macchinazioni della 'Guerra delle Sorelle', riuscì a liberarli dal giogo di Lilith, senza però dargli il potere di sconfiggerla. La Fazione del Ghiaccio subì la maledizione della 'Morte Eterna' e Siner scomparve alla ricerca di Lilith e della sua vendetta.

A volte nel deserto dello Shasbet, durante le notti di abshool, senza ne lune ne stelle, si sente lo stridio dei Dimenticati che cercano il loro perduto condottiero, inseguendo, si dice, una mai perduta città vagante che si nutre dei viventi.

Dalle 'Cronache del Cronotecario: I tormenti di Siner il Dimenticato'
CREDIT:Antonino Galimi

Lilith, la Nera Regina dei Vampiri

Voce 9

Lilith, la Regina Nera, la Madre dei Vampiri, la Somma Progenitrice, la Creatrice dei Lilin, Portatrice della Non Vita, Colei che ghermisce i Mai Nati, l'Asservitrice dei Mortali, la Piaga dei Viventi, la Signora di Zemargard, la Figlia prediletta di Colui che ha sussurrato la Non Morte, la Carnefice Suadente, la Non Nominata.

Tanti sono i nomi che nei millenni i mortali hanno dato alla più potente e crudele tra le semidee. Un essere primordiale quanto la fine dell'Epoca della Creazione.

Si dice fosse la più bella delle regine che avessero mai regnato sulla Città Mitica di Zemarya insieme a sua sorella Tad'Murah. Somma sacerdotessa del Dio Bendato, uno degli Unici Dei, che indifferente, come gli altri dei primigenei, ai viventi, invece la proteggeva e amava. Si innamorò di lei colui che divenne il Padre di tutti i Vampiri, il creatore della Non Morte e della Negromanzia, un Antico il cui nome fa ancora tremare i pilastri della Vita:
Vikramaditya Kathasaritsagara,
da cui tutti i Non Vivi discendono.

Prima che esso la creasse, la stessa Non Morte era sconosciuta e la sua nascita dette lentamente inizio alla fine dell'Epoca più luminosa di tutta Kronhos.

Imperi immortali cadderò ai suoi piedi e anche gli Unici Dei osservavano il suo agire, chiusi nel loro egoismo e diletto. Ogni Antico conquistò una Città Mitica e assogettò interi popoli. Esso si limitava a distruggere e creare Non Morti con riti inenarrabili e portando sofferenza e tormento. La stessa regione di Hetricus fu inabissata nel Vespro per sua mano. Il Dio Bendato lo aiutò nel suo compiersi e l'Antico ne sfruttò il potere. Le parche leggende intorno ad Esso, dicono che alla Caduta degli Unici, nella prima venuta di Armageddon, abbia salvato il corpo del Dio Bendato e nascosto in un santuario dove esso dorme il Sonno senza Requie che lo trascina tra le Lynes della Morte in un'infinito e inquieto moto.

Questo è il retaggio di Lilith, più potente dei Giovani Dei, ma sconfitta nella Guerra delle Sorelle, che osserva Tad'Murah assisa sul trono della divinità con l'inganno, usurpatrice della sua gloria e del suo Karma, Nera Imperatrice di un regno che dovrebbe essere suo per diritto e potere.

Dalle 'Cronache del Cronotecario: Lilith la Nera Regina dei Vampiri'
CREDIT:Antonino Galimi

Zemargard e Ghoam, la guerra

Voce 10

Urikar Kromas invocò gli dei del Gelo e scatenò sui suoi nemici una tale tormenta da scarnificare le poche carni che i Non Vivi avevano ancora attaccate alle ossa. Poi alzò al cielo la sua spada, Yad Karamas, e lampi di luce nera scaturirono da essa. Zemargard era alta in cielo, ancorata lì, quasi sovrapposta a Ghoam. Sapeva che nessuna creatura che avesse passato più di sette ore nella Città Vivente, sarebbe potuta sopravvivere. Chiunque fosse andato in missione nella Mai Perduta, si sarebbe perso nei suoi quartieri e piramidi senza uscita e sarebbe stato rapidamente trasformato in uno sciocco e deforme gholi. Per poter passare da quartiere a quartiere per giungere a Vikrama, la Piramide di Plesse Sanguigna, al centro della città, vi era solo un modo, sconosciuto e misterico, legato sicuramente al sangue ed ad un nome perso nei millenni: il Grimxutud.

Siner e i suoi generali, asserviti a Lilith, uccidevano i soldati ghoamiti, come Caronte falciava i vivi ad ogni nuova messe. Urikar gli andò incontro e vide negli occhi dell'antico amico e condottiero, la pietà ed il dolore. Il grande Siner, uno dei più potenti Signatus del Ghiaccio, Gran Maresciallo delle Armate di Ghoam, divenuto uno spettro di dolore e rimpianto.

I Dimenticati si scagliarono su Kromas che piantò la spada a terra con la forza di un titano. L'impatto sbalzò tutti indietro tranne Siner che contro la sua stessa volontà aveva già gli artigli intorno alla gola di quello che un tempo gli era amico fraterno.

Urikar estrasse una pietra da una sacca alla cintura, aveva la luminescenza del ghiaccio cosparso di brillanti, ma sembrava che una fiamma vivesse in lei. Con essa colpì Siner.

La deflagrazione che seguì sbalzò tutti i contendenti lontano decine di metri. Dove era stata conficcata Yad, il terreno era spezzato e con esso le ancore di Zemargard e la stessa Città Vivente era scomparsa alla vista, così come la spada di Kromas e la pietra di Ghiaccio Ardente.

Questo successe tre millenni fa...

Dalle 'Cronache del Cronotecario: Ghoam, la Città dei Ghiacci'
CREDIT:Antonino Galimi

Erhys Lilitu

Voce 11

"La Nera Madre banchetterà nell'Alta Ziggurat di Plesse a Zemargard,
con i cuori di coloro che l'hanno tradita per la sua diabolica sorella, Tad'Murah!
E non vi sarà pietà poichè non si può sfuggire alla Signora dei Lilin né dalle spire della sua Hydra!"

Alta Mater Mortis Erhys Lilitu Xanghelis,
Matriarca del Culto di Lilith della Città Vivente di Zemargard


CREDIT:Antonino Galimi

Epilogo 1

Zemargard fu, un tempo passato immemore, abitata da mortali. All'Epoca della Creazione il suo nome era Zemarya e fu la prima a subire la maledizione della non morte. Il re di Zemarya fece chiudere e murare i quartieri della città man mano che l'infezione del Sangue Nero avanzava. Solo attraverso un complesso sistema di teleportazione si poteva accedere al Palazzo Reale.

Quando tutti i quartieri caddero, trovandosi alfine isolato nel quartiere centrale, scoprì che era la sua regina la fonte del nero male. Lilith la Bella, splendida creatura a cui Vikramaditya Kathasaritsagara, l'Antico, il Padre della Non Morte, diede la maledizione del vampirismo. Non si sa il motivo di questo, forse il desiderio di preservare eternamente la sua bellezza da parte di Lilith oppure l'ineguagliabile sete di potere insita in ogni creatura. Zemargard è una delle più antiche città testimoni del passaggio delle epoche, una città pulsante, crudele ed eternamente affamata.

All'epoca la Guerra Segreta aveva portato alla quasi estinzione molte stirpi, e tante erano le Città Mitiche crollate, dalla meravigliosa Repubblica di Cydonn alla suadente Tuathall'Ael'Ethyr'Lladwll. Non vi era luogo ove l'ombra del Drago non avesse posto i suoi famelici artigli, attraverso i suoi Antichi allievi.

CREDIT:Antonino Galimi

Epilogo 2

"Inchinatevi alla sua bellezza!
Inchinatevi alla sua gloria!
Inchinatevi al suo sangue!
Ella è la Portatrice d'Immortalità, la Madre delle Beith, la Regina Nera!"

L'Arcinegromante Urshanabi alzava la sua staffa, sul cui apice vi era la testa mummificata dell'ultimo re di Zemarya, con fervore. Ed enunciava la possanza della sua signora, fissandola con le sue orbite putridi adoranti. Avrebbe compiuto ogni nefandezza per lei, per servirla, solo per un suo gesto, un suo mormorio.

Lilith era un'oscurità splendente, pallida come Selene e di una bellezza disturbante. Non la si poteva fissare per più di qualche secondo senza rimanerne dominati... eternamente. Anche chi pensava di non subirne il fascino, ne sarebbe stato soggiogato, ma solo quando l'avesse desiderato la Madre di tutti i Lilin.

La sala era gremita di viventi, come da millenni non accadeva, il loro vociare attonito riverberava tra le antiche pareti di Vikrama, la piramide centrale di Zemargard. Lilith li guardò tutti con sguardo ammalliatore ed ognuno di loro cadde perdutamente innamorato di essa, alcuni senza realmente comprenderlo. Avrebbero avuto sogni, in futuro, che li avrebbero ossessionati, come quando comprendi di amare qualcuno disperatamente.

All'improvviso una voce sepolcrale fece eco precedendo la cupa figura del Signore dei Morti:
"Noi siamo il Signore di tutti i morti,
Noi siamo la Morte coi bianchi suoi morti...:

Le guardie vampiro vennero spazzate via da un'onda di energia negromantica, mentre dalla parte opposta della sala, la massiccia porta d'ebano serrata, esplodeva sotto i colpi di spada dello spettro errante di Siner il Dimenticato.

Vi erano in quel momento, in Zemargard, cinque delle sette impersonificazioni della Morte. Mai un simile potere negromantico si era visto da tempo immemore.

Il Signore dei Morti e Siner si avventarono verso la Nera Regina, ma le loro armi si fermarono, con forte clangore, contro la staffa di Urshanabi incrinandola, il quale si pose a difesa della sua dea.

I soldati vampiro dell'Hydrae, l'esercito di Lilin, stavano accorrendo:
”Nel nome della nostra Signora noi attraversiamo questo lungo mondo.
Per volontà della nostra Signora noi cerchiamo e scoviamo coloro che La osteggiano.
Per la gloria della nostra Signora noi affrontiamo chi sarà tanto sciocco da osare combatterLa”
mentre le Libere Compagnie tentennavano su quale fronte schierarsi.
Aller e Jorgensen ancora pensavano alle parole di Drauka.
Alcuni si lanciarono contro i lilin.
Lilith indietreggiò, come mai era accaduto.
I nemici si fecero forti, la Città dei Morti tremò.

Urshanabi alzò al cielo le braccia ed elevando un'incantesimo supremo, colpì il pavimento con la staffa:
"Ukredall dugh'Al maenrà! Sutesh no magush'Rà! Hetricus kadaz ghull Herebus!"

Il Vespro si sguarciò e volute di spiriti s'innalzarono dalle crepe del pavimento. Tutti, sia i morti che i vivi, sentirono il dolore lacerante dell'anima nell'atto del suo disfacimento e caddero profondamente nelle grige regioni del limbo babilonese.

CREDIT:Antonino Galimi