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L'Ombra del Gelo

L'Ombra del Gelo

Zemargard

Voce 1

Gli obelischi esplosero col suono di mille mondi infranti. Il potere in esso imprigionato fece sbalzare all'indietro di parecchi metri ogni creatura vi si trovasse vicino. Poi l'ombra di Zemargard vibrò e la Città Vivente fu scagliata lontano, senza più le sue ancore, e con essa tutti coloro che si trovavano nei pressi degli obelischi.

Intorno a loro la 'purpurea', la nebbia della Città dei Morti, il respiro della stessa, gli nascondeva i pavimenti lastricati delle strade, l'entrate degli antichissimi palazzi di un'architettura quasi aliena e oramai da epoche dimenticata. I viventi sentivano come se un artiglio gli stesse stringendo il cuore, mentre i non morti percepivano l'energia del nexus della Morte così potente da poterlo quasi toccare. Il gelo era padrone in questa landa. Un freddo innaturale la percorreva, così come il respiro del Nero Padre che fa sussultare i vampiri nelle notti della Rabbia Rossa.

Erano soli, lontani da ogni città conosciuta, per la prima volta in un territorio apertamente ostile all'impero.

Sapevano che era di vitale importanza sconfiggere Lilith, o perlomeno tornare a Babilonia sani e salvi per riferire tutto ciò che si era scoperto sui nemici.

Erano sicuramente arrivati in un quartiere periferico di Zemargard e dovevano arrivare alla piramide centrale che si stagliava davanti a loro in lontananza, con i suoi gradoni di pietra cremisi da cui colava il sangue dei sacrifici alla nera Angra Lilitu.

Plesse brillava alta in cielo. Le stelle si nascondevano alla vista e le loro anime si strinsero nel terrore di questo luogo, già maledetto nell'Epoca della Creazione.

CREDIT:Antonino Galimi

Zemarya la Mai Perduta

Voce 2

"Così è meravigliosa e funesta,
La bella Zemargard, lacoonica e mesta.
Nella sua eterna notte di sangue e capricci,
Ella t'avvinghia con sordidi intrecci.
Di stracci consunti son fatti i suoi arazzi,
Di pietra cadente i suoi contorti palazzi.
Purpuree le nebbie che avvolgono i cuori,
Così come l'icore dei nostri dolori.
Attende nel profondo la 'Mai Perduta',
Silenziosa come un blasfemo canto di posseduta.
Dalle sue Zigurath d'ossidiana languente,
Inascoltate sono le lodi al dio gemente.
Mentre riposa nel suo grembo infecondato,
Il diecimila volte maledetto dio bendato.
Zemarya fu sua prima e ultima casa,
Ora rapita e dalla sua maligna figlia invasa.
Questa è la 'Ritrovata', la 'Città Vivente',
Che del sangue si nutre e che offusca la mente.
Questa è la meraviglia di morte e decadenza,
Dove la nera regina danza e voi fate riverenza.
Questa è di Zemargard sovrana,
Che avrà il vostro amore mentre la carne vostra sbrana.
Questa è la 'Città dei Morti' antica come il male,
Dove esso risiede e con il suo ghigno brutale.
Questa è la fine di ogni vita,
Zemargard della morte unica favorita!"

Dal "Zemarya la Mai Perduta"
Autore sconosciuto, epoca sconosciuta


CREDIT:Antonino Galimi

I sei Guardiani del Creato

Voce 3

'I Sei Guardiani del Creato lo stavano fissando e lui li guardava ebbro del suo potere. Era Morte il quarto Cavaliere dell'Apocalisse nella sua armatura ossea, chiuso nel suo elmo di teschio e invigorito dalla decadenza che la fine dell'Epoca degli Eroi stava portando. Il suo tocco dava malamorte e dolore, la sua volontà la fine assoluta, non avrebbero avuto scampo. Egli lo sapeva e anch'essi lo sapevano.

All'improvviso i Sei scattarono tutti in direzioni diverse avvicinandosi alle pareti della Sala delle Ossa, quasi contigui alle colonne che la sorreggevano. Le colonne erano in realtà le ossa delle dita di un antico Dio morto da tempo immemore, mantenute da magie e incanti di pura energia elementale. Esso non comprese immediatamente ciò che i Guardiani volevano fare, ma quando accadde, era oramai troppo tardi. Impose le sue mani verso M'ra, onde di pura essenza necromantica scaturirono da esse, ma il nano non perse tempo e con il suo martello fatto da una radice stessa di Ysgadrill e la testa composta di Pietra Brn, schiantò un poderosissimo colpo contro la colonna più vicina. L'impatto fece eco ai colpi che Ilian, Harion, Aldraven, Wakon e Rann stavano infliggendo alle altre colonne con loro Eredità Elementali, le armi titaniche della Creazione.

Morte alzò le mani al cielo urlando maledizioni in tvdar-eretico mentre la sala gli crollava interamente addosso ed i Sei scomparivano dentro portali elementali apparsi sotto i loro piedi.

Ci vollero secoli prima che qualcuno riuscisse a liberarlo dalle macerie in cui era imprigionato. L'armatura di Morte gli fu tolta a causa di una sinistra invocazione che risvegliò la vera essenza del Cavaliere dell'Apocalisse.

Risorse con una rabbia incommensurabile quando oramai dei suoi nemici era rimasta solo la vaga leggenda e culti fanatici che ne adoravano il fioco ricordo.'

Dalle 'Cronache del Cronotecario: La Compagnia Senza Nome'

CREDIT:Antonino Galimi

Kwathil Jharr

Voce 4

Il centurione Kwathil Jharr era un reduce della Battaglia di Passocupo. Vittorioso ai Cancelli di Ukkgrud e sopravvissuto alla Grande Disfatta. L'ultima campale era stata devastante. Un'intera legione era andata perduta e lui ridotto quasi a brandelli.
Le ferite si erano rimarginate a fatica, nonostante le cure degli imbalsamatori, ma la ferita più pesante era nello spirito. Aveva visto cadere tutti i suoi fratres di legione e le armi che usava il nemico erano in grado di dare la Requie anche ai non morti, in modo che non potessero rialzarsi o tornare da Erebo. Neanche gli Alti Necriarchi imperiali avevano trovato ancora il modo di spezzare quella 'maledizione'.
L'Armata dei Morti, la gloria del Nero Impero, veniva trucidata in ogni angolo dello Shasbet. Per ogni vittoria vi erano almeno cinque sconfitte e molti dei corpi dei nemici vinti, non potevano essere rianimati per rimpinguare le file dei caduti, a causa dei Riti di Pacificazione che il Papa-Re compiva sui suoi eserciti.
I legati imperiali parlavano di vittorie militari incredibili. Effettivamente l'alleanza con Bytia e la salvezza di Ghoam avevano dato credito a queste voci, ma in molti altri territori la situazione era molto drammatica.
Per la Città dei Sogni si diceva che il Tribuno Kalimar Upyr stesse preparando una legione speciale di immorti col dono del sognare per poter attaccare attraverso le regioni oniriche i nemici di Babilonia.

Nella capitale ogni giorno veniva giustiziato un qualche nobile o possibili membri dei Dominor. L'Imperatore aveva obbligato ogni senatore ad avere un suo Praetoriano sempre con se per 'proteggerlo'. Persino gli Assolutisti si erano accorti di spettri spia che infestavano le loro case. Mors Ghota, mormoravano voci, era assiso sul trono da mesi senza mai lasciarlo. Chiuso nella Sala del Khorshad circondato solo dagli Apkallu e dai suoi guardiani.

Il Fronte Meccanico era inespugnabile.
Situato nei territori limitrofi alla città di Namesh, lungo le sponde del Mar dei Morti. Retto dalla Legio Concreta, presso Forte Quantum. Si erano compiuti almeno sei assalti di cui uno sfruttando la parte più esterma della stessa Marea dei Morti, ma la presenza confermata di Macchine Atomiche Neomech, aveva reso vano ogni attacco. Si era dimostrata una fortezza inespugnabile. D'altra parte non si era neanche espanso.

Il Fronte Bianco schierato nei limiti territoriali e d’influenza della città di Eluna, la città della Vita. Retto dalla Legio Immortis, presso Forte Mortis, era ancora più solido. Nessun non morto tornava dalla Linea Algida, un confine dove l'energia astrale della Vita era così potente da consumare la non morte in pochi secondi. Inoltre era pericoloso utilizzare troppi viventi in quella zona per rischio di diserzioni a favore di Eluna.

Il Fronte Cremisi: schierato innanzi alla città di Shutezar. Retto dalla Legio Ferris, presso Forte Zaltraka, era una delle zone di guerra più bizzarre. Nessun attacco diretto da parte del Re Ottone, Igor Voshtok il Re del Caos, da quasi un anno, ma la città era comunque inavvicinabile a causa dei Mastodonti del caos, gli orrori e i mutati senza controllo che imperversavano intorno alla cinta muraria di selenite cremesi.

Il Fronte Dannato: schierato nei territori limitrofi alle Libere Terre della Dannatio. Retto dalla Legio Irrealis, presso Forte Celato, non era un territorio negli interessi imperiali. L'importante era non far uscire quei folli, attenendo che la Consunzione, a causa delle radiazioni altissime, li uccidesse tutti. Ma era densamente popolata e i dannati erano nemici pericolosi, senza spirito di conservazione, pronti a morire per la gloria della Vitadopo promessagli dal Signore della Dannazione.

Il Fronte Bruciato: schierato innanzi alla città di Talmu. Retto dalla Legio Volcano, presso Forte Cenere, invece era stranamente la zona di guerra più tranquilla, anzi si mormorava che i legati stessero lavorando diplomaticamente in maniera eccellente per instaurare una sorta d'alleanza con l'Immortale Re Fabbro.

Il Fronte Errante : Impegnato alla ricerca della città di Zemargard ed in guerra contro l’armata dell’Hydra, Lilith e Urshanabi il Traghettatore. Tutte le Legioni non d'istanza in castrum sono adibite alla ricerca della Città Vivente. Essa come Eluna, i due lati opposti della medaglia, Vita e Morte, erano i principali motori degli Insorti. Ma nessuno in quasi quattro millenni era mai riuscito a conquistarla e chiunque l'abbia incontrata non è mai tornato...

Kwathil uscì dall'hospitale e fissò il cielo nero dello Shasbet, le costellazioni brillavano e nessuna luna era alta. Assaporò un unico momento di pace e ricordò i tempi lontani quando era ancora in vita, la sua famiglia ed i suoi figli. Tutti caduti durante la Guerra della Grande Eclisse. Forse se avesse potuto avrebbe pianto. Ma i morti corrono veloci e l'Impero Nero lo pretendeva al fronte. Raccolse la sacca da legionario, indossò l'elmo centuriale e proseguì a passo spedito per tornare alla sua guarnigione. Era un legionario e avrebbe combattuto per il Trono Ossidiano finché gli dei non lo avrebbero reclamato al Pozzo del Destino di Erebo.

CREDIT:Antonino Galimi

Kama

Voce 5

I Kama, i monaci del Sangue, alzavano alte lodi dalle piramidi di gradoni in direzione di Vikrama, nel centro della città. Convertivano i sacrifici in karma per nutrire la loro signora dalla fame infinita. Il loro uso della negromanzia, affinata nella Scuola Minore dell'Icoremanzia, gli permetteva di plasmare il loro sangue e di coloro che cadevano sotto i loro malefici, rendendoli nemici formidabili per ogni essere vivente.

Molti Kama appartengono alla stirpe dei vampiri, ma vi sono anche mortali asserviti alla nera Lilith che seguono la via del sangue monacale, poiché solo coloro in cui scorre icore possono utilizzare questo tipo di poteri.

Il Tala'i Kama è la guida religiosa del Monastero dell'Yshin Sanguigno dove le leggende narrano che i monaci raccolgano dentro una stanza segreta ed irraggiungibile le misteriose Gemme Cremisi, antiche eredità dell'Epoca della Creazione.

Il culto è una derivazione corrotta della Via Monacale Ian, già di per se il più malvagio degli ordini marzialisti monastici psichici, gli altri ordini sono gli Zen ed i Kam, che sono in pieno contrasto sia con gli Ian che con i suoi discendenti.

Molti sono i segreti che celano nei Sutra Samsara, le Preghiere del Dolore, la raccolta di invocazioni e tradizioni dei monaci Kama, come gli incantesimi segreti di Icoremanzia e dei poteri psichici.

Il loro fanatismo è assoluto, così come la devozione a Lilith per cui consumano ogni cosa, anche la loro stessa pelle, mostrando carne nera e bruciata, si crede a causa della vicinanza continua con le Gemme di Sangue.

CREDIT:Antonino Galimi